Già soltanto per potere continuare ad esistere, dobbiamo essere più innovativi degli altri atenei, almeno nel contesto dell’ideale regione “Flaminia”, che comprende le Marche e la Romagna, e di cui Urbino è il centro geografico. A mio avviso, questo significa cominciare a lavorare subito almeno sulle priorità elencate nelle proposte di Pivato: Comunicazione, Internazionalizzazione, Professionalità tecnico-amministrative e relazioni sindacali, Rapporto con il territorio, Alta formazione.
Ma soprattutto sull’internazionalizzazione, il “cambio di passo” deve essere particolarmente immediato e percepibile. Abbiamo alcune potenzialità, che dovremmo essere in grado di sfruttare meglio, come una ricettività studentesca che altri atenei non hanno, un’immagine di città d’arte che in vari contesti può essere molto spendibile, una capacità di ricerca rilevante in vari campi, una struttura amministrativa che complessivamente è collaborativa e dimostra anche una certa flessibilità. Purtroppo, il mondo va avanti e noi non abbiamo una linea di internazionalizzazione. Tutto sommato, almeno nell'ultimo quarto di secolo, sembra che il problema abbia appena sfiorato l'Università di Urbino. Da questo punto di vista, credo che la continuità sia un lusso che non ci possiamo più permettere.